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Ibogaine
Boll.SISSC, n. 5, pp.8-12,1993
La mia iniziazione al Buiti
Giorgio Samorini
La religione Buiti del Gabon1, nella quale viene utilizzata la pianta
enteogena Tabernanthe iboga Baill. (Apocynacae), continua a sorprendermi.
Pur non trattandosi di una nuova scoperta (il Buiti ha piu di 150 anni
di vita ed è stato oggetto di attento studio antropologico da parte
di diversi autori), si è trattato di una forte scoperta personale.
A questo proposito i buitisti affermano che chiunque entri nella loro
comunità, sottoponendosi al rito dell'iniziazione, "scopre'qualcosa,
fa la più grande scoperta che avrebbe potuto fare nella sua vita.
Il Buiti, religione sincretica col cristianesimo, ha rielaborato con vivacità
quei valori cristiani ritenuti consoni allo spirito africano, respingendo
quelli valutati come incoerenti e di carattere asociale. Fra la popolazione
Fang - la più numerosa del Gabon - i principali riti buitisti sono
di due tipi:
1. le ngozè, o "messe" buitiste, che vengono svolte di
notte, per tre notti consecutive (dal giovedì al sabato), durante
le quali i membri della comunità consumano una "modesta"
dose di radice polverizzata d'iboga, abbandonandosi quindi a danze e canti
dino al sopraggiungere dell'alba;
2. il rito dell'iniziazione, vissuto ogni qual volta un individuo decide
di entrare nella comunità religiosa.
In questo caso all'iniziando viene somministrata un'enorme dose di iboga,
una quantità pari a centinaia di dosi simili a quelle consumate
durante le ngozè, che lo portano di conseguenza verso uno stato
di incoscienza di lunga durata (mediamente dai 2 ai 3 giorni e notti consecutivi),
durante il quale la sua "anima" effettua un "viaggio nell'al
di la", mentre il corpo rimane steso sul terreno, sorvegliato dai
membri della comunità. In base a quanto affermano i buitisti, durante
la "grande visione" l'iniziando contatta entità divine
che lo illuminano mostrandogli le "radici della vita".
Nel mese di Maggio del 1993, durante un ulteriore viaggio in Gabon ho
conseguito un contatto più approfondito con il Buiti, partecipando
alle ngozè dell'Annunciazione, a quelle dell'Assunzione2, e sottoponendomi
anche al rito di iniziazione, presso una comunità della setta Ndea
Naridzanga3 dei dintorni di Libreville, nella quale ero stato ospitato
in un precedente viaggio per assistervi alle ngozè della Pasqua.
Per i buitisti, sarei il primo uomo bianco ad essere iniziato nella setta
Ndea Naridzanga; raramente alcuni bianchi, per lo piu Francesi che vivono
stabilmente in Gabon, hanno accettato di farsi iniziare in altre sette
Buiti, in particolare nella setta Dissumba, la più diffusa e la
più antica.
Nel presente articolo espongo un breve resoconto del rito di iniziazione
al quale sono stato sottopoto; verificata l'influenza che questo rito,
basato sull'induzione di un profondo stato modificato di coscienza, ha
sulle personali sfere psichiche, risulta difficile, se non impossibile,
presentare una descrizione "oggettiva" di diverse fasi di questa
esperienza. Inoltre, non è possibile in cosi breve spazio offrire
una completa descrizione dei numerosi riti che si sono susseguiti l'uno
dopo l'altro nel corso dei quattro giorni e delle quattro notti necessarie
per lo svolgimento dell'intera cerimonia iniziatica.
Prima del tobe si ("sedersi per terra", cosi viene chiamata
l'iniziazione nella lingua liturgica buitista, il pope na pope) l'iniziando
deve seguire un'astinenza sessuale e alcolica per un periodo di almeno
20 giorni. Quindi deve procurarsi una lunga serie di rifornimenti alimentari
e di particolari oggetti ch'egli presenterà come offerta obbligata
(okandzo) alla comunità e che verrà utilizzata nel corso
del rito.
A ogni iniziazione di un nuovo membro la comunità si presenta nel
luogo stabilito per lo svolgimento del rito - un templio buiti (abeñ)
- e sin dal giorno prima il luogo viene ripulito e addobbato. Le comunità
numerose dispongono di più templi, situati nei villaggi natali
dei rispettivi gruppi familiari di cui sono costituite. Vista l'eccezionalità
e la curiosità dell'evento - la prima iniziazione di un bianco
- la mia comunità si presento al completo ( una quarantina di adulti
e una ventina di bambini), scegliendo un villaggio isolato nella foresta,
da tempo abbandonato e utilizzato solamente per queste occasioni.
Sin dalla sera prima dell'inizio del vero e proprio rito di iniziazione
tutti imembri della comunità consumano una "normale"
dose di iboga, e continueranno a consumarne - preferibilmente di notte
- sino all'ultimo giorno del rito; è importante che tutti i presenti
dispongano la loro mente in uno stato modificato di coscienza, poiche
questo è il modo più adatto per "accompagnare"
il "grande viaggio" dell'iniziando. Anche ai bambini viene data
l'iboga; ai lattanti ne viene posta in bocca una quantità simbolica.
Numerosi fra i presenti, in particolare i kombo - i sacerdoti del culto
- non dormiranno volutamente per tutto il corso dell'iniziazione.
A mezzanotte della notte precedente l'iniziazione, l'iniziando viene accompagnato
al centro della sala principale del templio, mentre i membri della comunità
si dispongono lungo le preti. Con una particolare cerimonia il "padre"
e la "madre" dell'iniziando - due persone ch'egli ha scelto
alcuni giorni prima fra i membri della comunità - lo presentano
all'assemblea. Seguendo alcune domande rivolte all'iniziando e le sue
riposte pubbliche, riguardanti le motivazioni personali che lo hanno spinto
a desiderare l'iniziazione. Se queste motivazioni vengono considerate
sufficienti, il nima - il capo religioso della comunità - sentenzia
l'accettazine del nuovo membro ed esorta i membri della comunità
allo sforzo e ai sacrifici collettivi richiesti al caso. Da quel momento
l'iniziando è a loro disposizione: non gli è concesso muoversi
di suo volontà, e dovrà eseguire tutto cio che gli verrà
ordinato di fare.
Al mattino seguente l'iniziando, svestito, viene coperto con un pezzo
di stoffa bianca annodata ai fianchi, a guisa di fascia per neonati (l'iniziando
si sta predisponendo a "nascere" a nuova vita), e viene poi
accompagnato nella foresta. Qui, appartatosi con un membro della comunità,
egli confessa i suoi peccati. La confessione riguarda tutta la propria
vita ed è indirizzata agli spiriti della foresta. Questa azione
catartica, liberatrice dei sensi di colpa personali, è tenuta in
grande considerazione fra i buitisti: non vi può essere una buona
"visione" senza una buona confessione, anzi, nascondere volutamente
dei peccati in quell'occasione è considerato pericoloso e , per
alcuni casi, fatale. In seguito l'iniziando viene portato, attraverso
un intricato percorso nella foresta, presso differenti alberi, scelti
dagli spiriti come loro dimora permanente. Sotto ciascun albero l'iniziando
viene "presentato" agli spiriti con un cerimoniale accompagnato
da recite.
A mezzogiorno inizia la lunga fase dell'assunzione dell'iboga. L'iniziando
viene fatto sedere su di uno sgabello, carico di particolari valenze simboliche,
iun una stanza di una capanna del villaggio posta vicino al templio. La
posizione assunta dall'iniziando, con gli avambracci appoggiati sulle
gambe, tenendo le mani "a penzoloni", non dovra piu essere modificata
per tutto il tempo dell'assunzione dell'iboga. Ogni qual volta l'iniziando
modifica, anche solo di poco, la posizione originale del suo corpo, qualcuno
provvede a riposizionarlo. Anche lo sguardo dell'iniziando viene fatto
mantenere fisso, dicendogli di guardare sempre il medesimo punto del terreno.
L'unico movimento concessogli è quello di volgere periodicamente
la testa in alto, aprire la bocca, permettendo al kombo di introdurvi
con un cucchiaino una certa quantità di boga, richiuderla, e tornare
nella posizione originale. Altro movimento concesso: quello relativo alla
deglutizione del bolo d'iboga.
Attorno all'iniziando si avvicenda un gruppo di persone, tutti i kombo
e alcune donne, una specie di "equipe" che "lavora"
su di lui accompagnandolo con perizia e premura verso il momento della
sua "morte- rinascita". Ciascuno di essi esegue uno specifico
compito: v'è chi da l'iboga all'iniziando, imboccandolo col cucchiaino
e lasciandogli il giusto tempo per la deglutizione; un altro ha il compito
di controllare periodicamente gli occhi e le pupille dell'iniziando, dicendogli
di muoverli nelle quattro direzionei; un altro tocca a piu riprese e in
diversi punti il suo corpo, per rendersi conto della sua temperatura e
seguire cosi il lento processo di raffreddamento del corpo provocato dall'iboga.
La consumazione dell'iboga si svolge in un arco di tempo di 7-20 ore -
tempo variabile per ciascun individuo - un cucchiaino dpo l'altro, centinaia
di cucchiaini ( la quantita totale corrisponde ad alcuni ettogrammi di
povere di radice di iboga). Ogbi tanto l'iniziando vomita e i suoi vomiti
vengono raccolti e mantenuti separati su foglie di banano e attentamente
esaminati; la mia "madre" d'iniziazine, ogni qualvolta vomitavo,
assaggiava un po'di voito al fine di comprendere come si stava comportando
l'iboga nel mio stomaco.
L'iboga ha un effetto anestetico che presto si percepisce nel plalato;
è di sapore amaro - viene denominata "fiele di Dio" -
ma dopo un po', quando il palato e la gola sono ben anestetizzati, non
lo si percepisce più. La lunga assunzione dell'iboga porta a un
lento raffreddamento del corpo, a partire dalle estremità, con
un progressivo rallentamento del battito cardiaco. I primi effetti psichici
sopraggiungono 40-50 minuti dopo l'inizio dell'assunzione della radice
e si rafforzano sempre più, portando l'iniziando verso stati sempre
piu modificati della sua coscienza. I buitisti mi riferirono in seguito
che il tempo di assunzione dell'iboga impiegato nel mio caso è
stato di 12 ore; durante questo tempo ho sperimentato un forte "viaggio"
psichedelico; eppure, il vero "viaggio" doveva ancora iniziare.
All'iniziando viene data iboga fino al momento in cui perde conoscenza;
per potere veramente andare nell' "al di la" esso deve perdere
conoscenza, e l'entrata in questo stato viene verificata dal nima perforando
con un ago e fino a una certa profondità alcuni punti del corpo
dell'iniziando. Se questi non reagisce agli stimoli dolorosi, l'assunzione
dell'iboga viene considerata terminata. Il corpo dell'iniziando viene
delicatamente disteso a terra sopra una stuoia, mantenuto in una posizione
particolare, e sorvegliato a vista per tutto il tempo del "grande
viaggio". Due donne anziane muovono periodicamente il corpo dell'iniziando
- che tende a irrigidirsi - piegando gli arti e facendo "scroccare"
le articolazioni delle dita, delle mani, dei polsi e del collo. Ogni tanto,
durante il giorno, il corpo dell'iniziando viene portato all'esterno e
lasciato per un po' di tempo sotto i raggi del potente sole equatoriale,
onde evitarne l'eccessivo raffreddamento. In effetti, la sensazione del
freddo - non quella di "avere freddo", bensi quella di "capire
che fa freddo" - pervade tutta l'esperienza iniziatica, e caratterizza
in un certo qual modo anche la "grande visione", pur nella sua
maestosa luminosità.
Vissuto "dal suo interno", l'intero processo mi è apparso,nel
momento in cui lo stavo vivendo, ben logico, quasi "ovvio",
seppure piuttosto pericoloso: mediante l'assunzione della forte dose di
iboga - per la quale esiste una dose letale specifica per ciascun soggetto
- l'iniziando viene portato realmente vicino al suo punto di morte, poiché
è proprio ( e solo) in quella condizione che egli puo "vedere"
e "passare nell'altro mondo". Ora credo di comprendere meglio
il motivo per cui, sebbene molto raramente, si verificano casi di decesso
dell'iniziando. Un motivo di forte preoccupazione per i kombo e per il
nima riguarda la quantità di iboga da somministrare all'iniziando:
essi si devono fermare nel giusto momento (forse, appena un po' prima
di quella che sarebbe la dose letale specifica per ciascun individuo).
Il momento in cui l'iniziando perde conoscenza corrisponde a una vera
e propria "uscita dal corpo", o per lo meno, io l'ho vissuta
come tale. Per me si è trattato di una tipica OBE (out of body
experience): dopo il lungo "viaggio" psichedelico svoltosi durante
l'assunzione dell'iboga e caratterizzato da allucinazioni visive, sonore,
tattili, e dalla comparsa di fenomeni paranormali quali la visione a tutto
campo (a 360°), ho vissuto il momento della perdita di conoscenza
"vedendo" nitidamente "dall'alto" il mio corpo, attorno
al quale si affaccendavano i kombo, mentre lo rimuovevano con premura
dallo sgabello e lo disponevano a terra. Osservavo questa scena sempre
più dall'alto, sempre piu da lontano, fino a quando, "volgendo
lo sguardo" verso l'alto, mi sono sentito risucchiare da un vortice
di luce, una specie di"ascensore" velocissimo, quasi istantaneo.
Da quel momento non ho più sperimentato "allucinazioni",
bensi una pura "visione", il cui ricordo è tuttora ben
impresso nella mia memoria. I buitisti affermano che la "grande visione"
non si dimentica più per il resto della vita.
Per tutto il tempo in cui dura il suo stato di incoscienza i membri della
comunità "aiutano" l'iniziando compiendo numerosi riti
accompagnati da particolari danze e musiche. La fine del "viaggio
nell'al di la" è segnata dalla ripresa di coscienza dell'iniziando,
favorita (per i buitisti direttamente provocata) dal suono dello strumento
musicale per eccellenza: l'arpa sacra (ngombi). Per i buitisti l'"uscita"
e il "rientro" nel corpo dell'"anima" dell'iniziando
si verificano - possono solo verificarsi - mediante il suono di due strumenti:
l'arco sonoro (mongongo) e l'arpa. Questi due strumenti, vere e proprie
"chiavi" sensoriali svolgenti funzioni opposte, non possono
essere mai suonate assieme, né nei contesti rituali, né
in quelli riservati all'apprendimento del loro uso ( non vengono mai suonati
in situazioni profane, ovvero fuori dagli effetti dell'iboga). La maggior
parte dei riti buitisti è strutturata in base alla polarità
funzionale e simbolica di questi due strumenti. Il rapporto fra musica
e stati modificati di coscienza è qui ben manifesto, e non solo
nel suo aspetto simbolico; la sua efficacia viene soggettivamente vissuta
da ogni iniziando. La mia personal sensazione è quella di essermi
trovato di fronte a un caso di pura "magia musicale".
Al "risveglio" segue una lunga serie di riti di ringraziamento
e propiziatori per il "nuovo nato": all'iniziando, accompagnato
("trascinato") dalla musica dell'arpa, viene fatto ripercorrere
il tragitto nella foresta, con le dovute soste e cerimonie sotto ciascun
albero sacro; segue il rito del battesimo, durante il quale l'iniziando
viene fatto passare attraverso un'apertura a forma di vagina, ricavata
da un fusto vegetale tagliato longitudinalmente e mantenuto teso nelle
sue due parti verso l'esterno, il tutto al centro di un corso d'acqua.
E ancora, processioni, danze col fuoco, travestimenti rituali, accompagnati
da una sfrenata coreografia scenica e musicale; in questa fase vengono
suonati anche i grandi tamburi, che più difficile da sopportare,
soprattutto per un bianco. Il corpo, gia stremato dal lungo periodo di
incoscienza ( di "coma"), viene sottoposto a ulteriori fatiche
e sofferenze. La tendenza all'irrigidimento degli arti, in particolare
quelli inferiori, perduro in me per altre 25-30 ore dal momento del "risveglio",
complicando e caratterizzando i movimenti deambulatori.
L'atto finale dell'intero ciclo iniziatici è costituito da un dialogo
privato fra i kombo e l'iniziando, durante il quale egli espone cio che
ha visto nella sua visione, rispondendo alle numerose e particolareggiate
domande che gli vengono rivolte. Se i kombo ritengono che l'iniziando
ha "ben visto", questi viene finalmente proclamato bandzi. Un
pranzo e un lungo e profondo sonno riporteranno il neo-iniziato verso
il suo normal estato d'esistenza terrena. In realtà, gli effetti
dell'iniziazione si dissolsero completamente dal mio corpo e dalla mia
mente solo dopo una settimana.
Ad almeno un anno di distanza, tornerò in Gabon per sottopormi
all'akore si (="sollevarsi da terra"), un rito della durata
di una sola notte che, secondo i buitisti, ha lo scopo di indurre il definitivo
ricongiungimento dell'anima con il corpo dell'iniziato.
Il Gabon è attualmente il piu libero Stato del mondo riguardo
l'uso di un potente enteogeno, uso non limitato a una particolare etnia,
bensi possibile per chiunque desideri sinceramente questa esperienza.
L'iniziazione buitista è dura, e non solo meravigliosa. E'questione
di coraggio e di volontà di andare a "vedere", e di essere
anche disposti a morire pur di "vedere". In altre parole, il
Buiti e l'iboga si sono sempre ben difesi da qualungqu eventuale invasione
dei bianchi. Ho avuto questo coraggio e questa volontà di andare
a "vedere", e anche per questo - poco importa delle oltre 500
punture dei più disparati insetti tropicali, delle bruciature sulla
pelle volontariamente causate dalle danze col fuoco eseguite sul mio corpo,
o dei 5 kg di peso perduti dal mio corpo esausto durante i quattro giorni
dell'iniziazione - è stata una delle più affascinanti e
costruttive esperienze della mia vita. Il lettore comprenderà se
mi permetto di dire che sono fiero di essere ora un bandzi, "colui
che ha gia mangiato", un "morto vivente".
Note
1)Cfr. i miei precedenti articoli: "Un'interessante religione "psichedelica"
africana: il Buiti", Boll.SISSC, n° 3, genn. 1993; "Adam
and Eve and Boga", Integration, vol. 4, 1993; "La religion Buiti
yu la planta psicoactiva Tabernanthe iboga (Africa Ecuatorial Occidental)",
presentato al 1° Congresso Internazionale Plantas, Chamanismo y Estados
de Conciencia, San Luis Potosi, Messico, 16-20 novembre 1992)
2)Il calendario liturgico buitista è parallelo a quello cattolico.
3)il Buiti è differenziato in numerose sette, in continua evoluzione
e frammentazione, che differiscono soprattutto in base al loro grado di
sincretismo con il cattolicesimo missionario. La setta Ndea Naridzanga
- oNdea na Dissangua - è stata fondata nel 1957.
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Il manifesto, Extra,La comunione
Il manifesto, Extra
Le mie osservazioni sull'ibogaina
Boll.SISSC,La mia iniziazione al Buiti
Padova Mattino |